Open day scuola calcio inter: Intervista a massimo giurola, responsabile tecnico dell’f.c internazionale.

Massimo Giuriola è laureato in Scienze Motorie e docente all’università Cattolica dove ha una cattedra sul tema “calcio”. Da oltre 10 anni è responsabile tecnico della Scuola Calcio Inter e da oltre 22 collabora con la società nerazzurra nella quale ha ricoperto molti ruoli. Nel weekend appena trascorso, insieme agli istruttori Matteo Taverna, Luca Scarfioni e Federico Fontana, ha affiancato i coach della Scuola Calcio Inter del Tau Calcio nell’organizzare gli allenamenti ad Altopascio e al centro sportivo Checchi a Carraia (sabato) e al centro D’Addario di Pistoia (domenica).

A sinistra Massimo Giurola durante l’incontro con i genitori

Come impostate il vostro metodo di lavoro?

“Innanzitutto ci tengo a fare i complimenti alla società Tau Calcio per l’organizzazione e la professionalità che dimostra stagione dopo stagione. Ho visitato molte scuole calcio e centri di formazione Inter e devo dire che il Tau è uno di quelli che riesce sempre a sorprendermi positivamente per la preparazione degli istruttori, per le strutture di allenamento e la grande attenzione che viene posta su questi incontri”. 

“Per quanto riguarda il metodo di lavoro solitamente io solitamente mi intrattengo con gli istruttori per discutere delle direttive consigliate dalla Scuola Calcio Inter e insieme a loro incontro anche i genitori con i quali condividiamo gli obiettivi pedagogici ed educativi che vogliamo trasmettere ai loro bambini. Ali allenatori sono uno dei tre poli educativi più importanti insieme alla famiglia e alla scuola, non bisogna mai dimenticarlo. Prima di ogni allenamento condividiamo con gli. Istruttori la metodologia degli allenamenti e il loro obiettivo, dopodiché dividiamo i gruppo per omogeneità di carenze in modo da avere gruppi tutti allo stesso livello e lavoriamo sugli aspetti tecnico-motori e cognitivi relativi al gioco del calcio”. 

Nei suoi anni di collaborazione con l’Inter ha iniziato con i più grandi, cosa si prova a occuparsi invece di bambini dai 5 ai 7 anni? 

“E’ la parte più bella e spontanea del calcio ed è anche quella più importante. Di anno in anno dobbiamo cambiare le metodologie di allenamento perchè anche i bambini cambiano e sono sempre diversi. Dopo il Covid stiamo cercando di proporre attività che siano socializzanti e ludiche, perchè quello che è più mancato in questi anni è stato l’incontro con l’altro e la condivisione”. 

Secondo lei c’è stato un allontanamento dal calcio e dallo sport in generale da parte delle nuove generazioni? 

“Ci sono sempre più ragazzi e ragazze che, arrivati ai 15-16 anni, perdono il piacere di giocare perchè l’approccio e le metodologie di lavoro spesso sono sbagliate. Si lavora solo sulle motivazioni estrinseche e non su quelle intrinseche”. 

Ci può spiegare meglio? 

“Le motivazioni estrinseche sono i risultati, si lega la gioia di giocare con degli obiettivi, se a 16 anni non sei in un settore giovanile importante non ha senso continuare perchè non arriverai mai a livelli alti e quindi smettono di darti importanza o continuano a pressarti. La voglia di giocare però non deve essere legata solamente all’obiettivo di eccellere, ma principalmente a motivazioni intrinseche, ovvero la voglia di arrivare al campo e condividere dei momenti con i propri compagni, la voglia di inseguire un pallone e fare un’attività fisica che ci tiene in forma e allo stesso tempo ci diverte. Questi valori si sono persi o comunque non vengono trasmessi e con una generazione che ha moltissime alternative di divertimento poi perdi i ragazzi”.  

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