Intervista a Roberto Romoli

Oggi presentiamo un altro tecnico di grandi qualità tecniche e umane che opera nel progetto Tau ormai da molti anni. Il suo è un ruolo meno visibile rispetto ad altri, ma la sua professionalità ha contribuito in modo importante ai successi di questi anni, compreso quello di sabato scorso, dove gli allievi 2006 hanno conquistato il titolo regionale. 

  1. Roberto da quanti anni sei al Tau? Qual è il tuo ruolo attuale ed è sempre stato quello? 

Quando conto gli anni trascorsi al Tau, ventunesima stagione quella di quest’anno, io stesso rimango perplesso, ma è proprio così, una fedeltà che si è consolidata nel tempo, figlia di una reciproca stima col Presidente Antonello Semplicioni in primis, ma anche con tutte le figure che si sono succedute in quanto a Direttori Sportivi, allenatori e staff tecnici con cui ho costantemente avuto a che fare.

In questo devo dare atto allo stesso Presidente delle capacità non comuni di essere riuscito a mettere insieme “molte persone giuste nel posto giusto” sulla base delle diverse capacità, competenze e requisiti umani, aspetto fondamentale per organizzare nella Società un ottimo lavoro di collaborazione a vari livelli.

Il mio “ruolo” nel corso degli anni è cambiato passando da allenatore con la propria squadra nei più piccoli categoria esordienti ad allenatore delle due categorie dei giovanissimi, per poi passare a svolgere sempre un’attività sul campo a livello tecnico ma che è servita anche da collegamento (trade-union) tra campo e Società, in quanto all’attività agonistica (categoria giovanissimi e allievi). Stretta la mia collaborazione tra allenatore, preparatore atletico, preparatore dei portieri e preparatore tecnico ove io mi colloco. 

Quest’anno mi occupo della categoria Allievi (Allievi di merito 2006 ed Allievi Elite 2005) facendo parte di uno staff cui fanno parte oltre ai Mister Gabriel Pucci e Francesco D’addario, anche il Preparatore Atletico “Prof” Federico Secchiaroli, Massimiliano Zappia e il Preparatore dei Portieri Stefano Gaddini. 

  1. Fai parte di uno staff importante, come sono suddivisi i compiti tra voi e come riuscite ad amalgamare i vostri ruoli e le vostre competenze? 

Lo staff di quest’anno è composto da persone oltre che “preparate”, motivate principalmente da grande passione e dedizione a questo sport con voglia di migliorarsi, confrontarsi quotidianamente. La nostra filosofia, che poi è il “credo” della Società dove operiamo (che accomuna tanto l’attività agonistica quanto quella di base), è il non considerare più la propria squadra come il proprio “orticello” ma allargare le proprie conoscenze mettendole a disposizione degli altri, considerando la crescita individuale del calciatore importante e al centro del nostro progetto non solo tecnicamente ma anche a livello comportamentale ed umano.

All’interno del gruppo di lavoro è importante che ognuno di noi abbia dei compiti ben distinti (specialista nelle proprie competenze) e goda principalmente della stima e del rispetto da parte di ogni componente dello staff, perché il “lavoro” possa procedere spedito e fluido in funzione degli obiettivi settimanali/mensili prefissati. L’allenatore deve comunque mantenere l’autorevolezza nei confronti della propria squadra risultando la figura di riferimento nei confronti dei ragazzi.

  1. Il Tau di oggi, a livello societario, è diverso da quello esistente al momento in cui sei entrato? Quali sono i fattori che hanno permesso alla Società di crescere fino  a questi livelli? 

Il Tau Calcio, quando sono arrivato il primo anno (si parla di 21 anni fa), era già una Società che in ambito di calcio giovanile si stava confermando a buoni livelli, sia per il numero di persone che ne erano coinvolte che per capacità nel riuscire ed allestire, con buone strategie organizzative e di investimento, gruppi di ragazzi sempre più numerosi e anche di qualità. 

Società purtroppo non supportata nella sua crescita da sufficienti strutture in grado di assorbire tanto le maggiori e assidue attività da svolgere sul campo, quanto la richiesta sempre più necessaria di un servizio trasporti adeguato ad un moltiplicarsi di richieste da parte delle famiglie di bambini e ragazzi.

Il vento è cambiato una volta ampliata la struttura e costruito il sintetico a 11 prima ed i campi a 5 e a 7 dopo, che ci hanno permesso di organizzare un lavoro sempre più qualitativo sopperendo anche ai periodi invernali durante i quali abbiamo oggi facoltà di allenare senza soste e con ottimi risultati dall’attività di base a quella agonistica. Non ultimo, avere investito anche sui mezzi di trasporto offrendo un dignitoso servizio compatibile con orario della scuola ed inizio allenamenti.

I risultati sul campo non sono quindi arrivati per caso, ma sono il frutto di investimenti su strutture e persone, risultati che, inutile negarlo, hanno contribuito ad allestire anche squadre sempre più competitive, ma anche ad avere destato interesse nell’Inter, facendo parte come Società Tau Calcio Altopascio di uno dei Centri di Formazione più importanti della prestigiosa Società nerazzurra. 

  1. In cosa il calcio di oggi è diverso da quello che hai vissuto da giocatore? L’aspetto fisico ha assunto un ruolo predominante rispetto a quello tecnico o è sempre la qualità che fa la differenza? 

Il calcio è cambiato molto, la preparazione fisica ha avuto un’evoluzione in tutti gli sport tanto nelle categorie professionistiche quanto nelle dilettantistiche ed ha portato a modificare anche nel calcio i tempi e gli spazi per eseguire un gesto tecnico, che mentre venti anni fa poteva essere eseguito in qualche secondo ed in 5 metri di spazio, oggi lo stesso gesto deve essere eseguito in 1 metro ed in un solo secondo. Per eludere un pressing devi essere sia molto bravo tecnicamente che preparato fisicamente. Da qui si evince secondo me che la preparazione tecnica deve andare di pari passo con quella fisica, per non rimanere al palo rispetto ad altre realtà, come nel calcio lo è sicuramente il campionato inglese, in quanto a ritmo, velocità, forza, resistenza e qualità tecniche. 

  1. Ti rapporti con fasce di età particolarmente delicate, dove si va formando la personalità dei ragazzi? Che ruolo ha l’istruttore in questa costruzione? I ragazzi si confrontano con Voi anche su temi personali? 

È un aspetto che ho sempre considerato fondamentale e devo dire che mi ha sempre affascinato. Ogni ragazzo, che sia un bambino di una categoria primi calci o che si tratti d’un ragazzo della categoria allievi, proviene da realtà, situazioni e, a volte, anche culture diverse. Il nostro compito è principalmente quello di capire ogni profilo psicologico dei ragazzi che alleniamo, ognuno molto diverso tra loro; l’allenatore e gli istruttori competenti sono quelli che riescono a costituire un gruppo che tragga dallo stare bene insieme, il più grande stimolo per una crescita personale e motivazionale anche per il raggiungimento di risultati sportivi. Avere inoltre un buon rapporto di fiducia con i ragazzi si è rivelato un valore aggiunto a favore della nostra attività, favorire il dialogo ci ha sempre portato alla soluzione di problemi talvolta banali che senza la necessaria comunicazione sarebbero potuti essere irrisolti.

  1. Infine parlaci un po’ di te, dei tuoi interessi e delle tue passioni extra-calcistiche.

Lavoro nel Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane – a Lucca, ritengo di essere fortunato perché paradossalmente mi sono cercato un lavoro che mi permettesse di svolgere l’attività 

sportiva che poi è stata la mia prima passione da calciatore e poi come allenatore/istruttore. Non è stato uno scherzo perché ho accettato sedi come Bologna e Ferrara prima di essere trasferito in Toscana, non rinunciando a fare il pendolare per sette anni pur di non abbandonare l’attività, praticamente mai sospesa dall’età di 6 anni, anche perché durante il servizio militare in Friuli Venezia Giulia svolto nei Bersaglieri, sono stato ingaggiato dal Portogruaro calcio (Venezia). 

Passioni extra-calcistiche per me sono i viaggi, compatibilmente con i miei impegni lavorativi, sportivi e familiari, conoscere bene l’Italia in primis e poi il resto del mondo, credo comporti si un costo ma ho sempre sostenuto essere “quei soldi spesi meglio!”. 

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