Il nostro staff: intervista a Giuseppe Di Furia

Il nostro staff: intervista a Giuseppe Di Furia.

Qual è il tuo ruolo all’interno del Tau?

“Sono responsabile dello scouting dei bambini dal 2012 al 2014, quindi dai pulcini ai primi calci.”

Da quanti anni sei al Tau?

“Sono al Tau da 22 anni, oramai è come una famiglia per me.”

Negli anni è cambiato il tuo metodo nella ricerca di nuovi talenti?

“Personalmente no, il mio metodo è rimasto sempre lo stesso. Piuttosto è cambiata la ricerca, andiamo a scovare talenti tra bambini sempre più piccoli.”

Hai notato cambiamenti nelle nuove generazioni? Com’è il loro approccio al mondo del calcio?

“Ci sono cambiamenti rispetto al passato, non tanto nelle nuove generazioni quanto in generale, le famiglie a volte hanno troppe aspettative. Anche se non siamo una squadra professionistica ma dilettantistica, abbiamo una certa importanza, cerco però di stare attento a non dare false illusioni. Non voglio che i bambini vengano agli allenamenti e si creino troppe aspettative, voglio che vengano a giocare a calcio e a svagarsi. La nostra scuola calcio è importante ma loro devono venire a divertirsi.”

Quali caratteristiche deve avere un giocatore per te, e per la società, perché venga notato?

“Occupandomi di bambini di età 10-12 anni, non cerchiamo un giocatore già fatto ma come prima cosa basta che sia coordinato e atletico. Poi l’aspetto che può fare la differenza è se notiamo una particolare eccellenza nel bambino, che può essere il calcio, il fisico, la tecnica, l’intelligenza.
Ad Altopascio facciamo selezione quindi cerchiamo di prendere dei bambini più avanti degli altri in qualcosa, ma essendo piccoli quello che ricerchiamo è una qualità, poi con gli allenamenti e il lavoro andiamo a costruire insieme la futura figura calcistica.”

Hai un sogno nel cassetto, sportivamente parlando?

“Mi piacerebbe molto vedere un bambino, da me notato da piccolino e fatto crescere nella nostra società, arrivare fino in serie A, ma comunque per me la cosa più bella rimane vedere i bambini venire ad Altopascio a giocare ed allenarsi sorridenti e quando li incontro fuori dal campo e mi sento chiamare mi si riempie il cuore di gioia.”

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